martedì 21 ottobre 2014

UOVA ALLA ZUCCA AL FORNO...




Che caldo!!!
Lo so, è una contraddizione se solo si legge il post della scorsa settimana. Ma il tempo è causa delle nostre contraddizioni.
Il sole splende, ed è una meraviglia stare ad osservare la natura in queste giornate. I colori dell'autunno divengono ancor più accesi ed il paesaggio rasserena.
Ho sempre detestato l'autunno, le foglie che cadono, i primi freddi, le canottiere; per di più da quando ho i capelli corti il freddo è ancora più temuto dalla mia nuca e dalle orecchie. Chissà sa mai mi abituerò?!
Ma in questi strani giorni di splendido sole e di temperature ancora alte tutto sembra una favola.
Non è che ci metterei la firma per questo stravolgimento climatico, ma dato che è così la situazione,  nel frattempo me la godo!
  
Il lato bello dell'autunno?
Sabato siamo andati a far castagne, divertente!
Ricordo quando ci andavo con i miei genitori e si portavano a casa sacchi della spazzatura pieni zeppi di castagne gustosissime. Anni ed anni fa, storie passate...
E' bello stare in mezzo al bosco, mettere i piedi sulle foglie ed il terriccio morbido del sottobosco. Scoprire una marea di funghetti che qua e là decorano il paesaggio. Annusare quell'aria pulita, sentire il rumore del bosco.  I n c a n t e v o l e !
Perdersi tra alberi e stare ad ascoltare i fruscii dell'altro per capirne la distanza, osservare tra i rami i lontani movimenti.
Abbiamo fatto una gara, vinceva chi in un'ora raccoglieva più castagne. Una orgogliosa bergamasca montanara come me non poteva permettere che un pugliese vincesse una gara simile!! Ad un certo punto è una questione d'orgoglio! Pure tra marito e moglie!!
Ho vinto! Ovviamente! Ammetto che per poco più di 500 gr, ma poco importa di quanto, importante è vincere a volte e non perdere la faccia e la nomea :D
 
Altro lato piacevole dell'autunno?
L'autunno offre anche la zucca, di cui io sono golosissima.
Non solo la utilizzo nelle mie colazioni aggiungendola agli estratti di frutta e verdura, in questo periodo non manca nei miei pranzi abbinata a qualche cereale e nelle cene, sia come contorno che come pezzo principale. 
Ecco una alternativa con le uova al forno. 


UOVA ALLA ZUCCA AL FORNO
zucca a fette
uova (ricordatevi di prendere quelle di galline libere e felici)
olio evo
sesamo
sale
pepe

Contorno:
Finocchi
carote
erba cipollina
panna di soia
curcuma
sale
pepe

Irrorate leggermente di olio una pirofila ed adagiate all'interno le fette di zucca. Versate sopra alla zucca le uova cercando di non rompere i rossi e di tenerli separati l'uno dall'altro. Spolverate con abbondante sesamo, un pizzico di sale e pepe.
 
In una pirofila a parte, dopo averla unta di olio, adagiate i finocchi e le carote già precedentemente sbollentati. In una cocottina mescolate bene la panna con un po' di curcuma, il sale, il pepe ed abbondante erba cipollina. Versare la cremina sopra le verdure.
 
Infornate tutto per 15 minuti circa a 180°.
 
 
 
 




Ecco Sole e Luna nei loro abbracci sonnecchiosi.
Sono un vero spettacolo. Tenerissimi entrambi.
Finalmente ora stanno bene, eliminate le pulci, sterminati tutti i vermi, placato il problema alle vie respiratorie e pure cresciuti (lui 2.65 hg, lei 2.53 hg).
Sono due pelosi dolcissimi, con tanta voglia di coccole e di giochi.
E' uno splendore stare a guardarli mentre giocano o mentre si leccano l'un l'altro.
Riempiono le mie giornate di una meravigliosa tenerezza.





lunedì 13 ottobre 2014

KOMBUCHA... cosa è, a cosa serve, come si utilizza...






Mi piace provare cose nuove, sperimentare e scoprire le varie alternative naturali, soprattutto quando queste cose hanno l'etichetta del "fa bene!".
Senza essermi poi tanto informata in modo approfondito, ma incuriosita dalle fotografie varie trovate in rete e da qualche commento letto, questa estate mi sono messa alla ricerca del Kombucha.
L'ho trovato da Lorenza che oltre al dono si è anche resa disponibile a fornirmi le nozioni base per far si che io potessi sistemare in modo corretto il nuovo arrivato a casa mia.
Un po' come per i kefirini anche il kombucha necessita di particolari attenzioni essendo "vivo".

Non avendolo mai visto dal vivo il kombucha, quando mio marito, che ha fatto la spola tra me e Lorenza, me lo ha portato a casa un po' di ribrezzo l'ho provato. Non è che sia proprio così bello da vedere! Ammetto che ho avuto un forte tentennamento prima di decidermi di prenderlo in mano per spostarlo da un contenitore ad un altro. Il primo pensiero è stato "che faccio? Mica lo prendo con le mani!?!?", in abbinata c'era una faccia incerta e mezza disgustata, ma tutto è finito in pochi minuti, dopo la prima volta state certi che proprio non ci sia fa più caso.
Il fatto è che è un po' diverso dalle cose conosciute, e quindi si può stare quel attimo a valutare la situazione. Ho notato che tutti quelli che passano da casa mia e lo vedono nei suoi vasi rifanno quella faccina che è tra l'incertezza ed il disgusto.
 
Sta di fatto che questo "fungo" ha talmente tanti effetti positivi che è il meno dei mali l'approccio che si ha la prima volta.
In realtà mi correggo subito, nonostante lo si definisca per comodità fungo il Kombucha è una unione di lieviti e batteri. E' un probiotico naturale.
Ha forma rotonda ed il colore va dal nocciola chiaro al marroncino (quando il colore diviene scuro è bene cambiarlo - mai buttarlo nel wc! meglio concimarci il giardino). Si moltiplica formando nuovi strati trasparenti che poi si staccano dalla "madre", che è lo strato più vecchio.
 
E' stato scoperto nel 2.000 A.C. in Cina, ma non si sa con precisione da dove arrivi. Il suo utilizzo è stato preponderante in oriente come in Russia. Viene chiamato in una marea di modi differenti, anche in una stessa nazione. La sua preparazione è venduta anche nei negozi, la si trova a volte in quelli bio.
Come per la maggior parte delle cose che fanno bene trovo che non abbia senso acquistarlo già fatto, molto meglio prepararlo da sé.
Solitamente è buona norma regalare i figli di kombucha alle persone che si conoscono, così da agevolarne la diffusione e permettere a tutti di trarne i benefici che offre.
Per la sua gestione serve pochissimo, solo tè verde o nero e zucchero, meglio lo zucchero bianco.

ISTRUZIONI:
Come prepararlo (ho letto diversi consigli in merito alle quantità e tempi di infusione del tè, questo è il metodo che utilizzo io):
Si prepara del tè verde (1750 ml di acqua e due cucchiaini di tè verde assolutamente bio lasciati in infusione per circa 15 minuti). Una volta filtrato il tè si aggiungono 80 gr di zucchero bianco (ho letto che quello di canna tende a dare un gusto molto amaro al tè dopo la fermentazione, io in realtà le prime volte non avendo in casa zucchero bianco ho utilizzato quello di canna, ora comunque mi attengo ai consigli che ho ricevuto). Si mescola molto bene e si fa raffreddare bene il tè (il kombucha in un ambiente troppo caldo morirebbe). Si versa il tè all'interno di un recipiente di vetro, meglio se largo in modo che il kombucha stia in orizzontale e non in verticale - se, come me, avete spazi ridotti in casa e siete quindi costretti ad utilizzare recipienti verticali sceglieteli almeno con la bocca larga e comunque di un diametro  accettabile. Si mette il kombucha dentro nel tè, la prima volta che ricevete il kombucha con esso vi sarà un po' di liquido della precedente cultura, versate anche questo dentro nel tè, aiuterà il vostro fungo ad attivarsi. Si copre il contenitore con solo un fazzoletto o un tovagliolo di carta che si blocca con un elastico.
Alcuni versano nel tè anche un po' di aceto, io non l'ho mai messo.
Cosa importante, il kombucha sopporta solo il vetro, la porcellana e la plastica. Quando lo si deve spostare da un recipiente all'altro lo si deve fare con le mani ben pulite o al massimo con posate di plastica, si deve porre attenzione a che non tocchi mai metalli, nemmeno l'acciaio inossidabile.
 
Quanto e come tenerlo in fermentazione.
Io il mio lo tengo in fermentazione una settimana circa. Lo si può tenere anche per due settimane o più. E' una scelta personale, di gusto. I giorni che scorrono cambiano il gusto della bevanda che man mano passa da un gusto dolce ad acido. Nel passare dei giorni gli zuccheri vengono trasformati dai batteri ed acquisisce così un gusto più acido.
Importante è anche la temperatura che influisce in modo differente sulla coltura, meglio che si aggiri intorno ai 20 gradi. Ho letto che alcune persone tengono sempre a temperatura costante il loro kombucha con tecniche di riscaldamento adeguate.
Lo si deve porre in un posto e non spostatelo fino al cambio del tè. Il luogo dove lo si  ripone può essere illuminato ma anche buio, importante è che non sia mai esposto ai raggi solari.
Durante la fermentazione il kombucha può stare sia sulla superficie della tè che alla base del recipiente, non è significativo dove sta. Ogni volta che si cambia il tè del kombucha si trova  comunque una patina trasparente sulla superficie, è un figlio, una nuova kombucha. Lo si deve lasciare insieme alla madre per alcune settimane (4 o 5) e poi si iniziano a gestire separatamente le due colture.
  
Come consumarlo.
Quando il kombucha è pronto si deve preparare il nuovo tè (verde o nero che sia). Una volta raffreddato lo si  versa nel recipiente di vetro ed si adagia all'interno il kombucha.
Il liquido dove era prima il kombucha a questo punto è fermentato e pronto per essere consumato. Questo deve essere  versato in più bottiglie di vetro che poi devono essere chiuse con il tappo, meglio se di sughero, e messe in frigorifero. Si deve fare attenzione a non riempire mai la bottiglia fino all'orlo perché a causa delle fermentazione che continua il gas potrebbe far saltare il tappo non avendo spazio adeguato nella bottiglia. Alcuni consigliano di lasciare a fermentare altri 5 giorni prima del consumo il tè di kombucha imbottigliato. Io per motivi di spazio ridotto in casa sono costretta a procedere subito con il consumo.
E' bene filtrare il tè mentre lo versate nelle bottiglie, un po' di sedimento c'è sempre.
Il gusto a me ricorda tanto il sidro di mele, e coloro a cui l'ho fatto provare concordano con me. Se il gusto non è di gradimento si può allungare con un succo che piace in modo da rendervelo più attraente.
 
Quando consumarlo.
E' bene berne 3 bicchieri al giorno.
Uno la mattina a digiuno, uno dopo il pranzo, uno la sera prima di coricarsi.
Io in settimana non riesco a bere il bicchiere del post-pranzo, così lo bevo al rientro dopo il lavoro.
Dato che è una bevanda molto digestiva il bicchiere della sera spesso lo bevo subito dopo cena. A ognuno la scelta di quando berlo.
Ne si può bere anche di più se lo si desidera, non vi sono limitazioni, a me capita di berne anche in altri momenti essendo di mio gusto.
 
Se si va in vacanza.
In questo caso è bene metterlo in frigorifero, può rimanerci tranquillamente per alcuni mesi. Al ritorno a casa basterà gettare il tè in cui ha riposato tutto il tempo e ricominciare la solita operazione con il nuovo tè.
 
Lavare il fungo.
Un'altra operazione che ho letto è quella di lavare il fungo, c'è chi consiglia di farlo prima di metterlo nel nuovo tè, c'è chi invece addirittura consiglia di non lavarlo mai. Io non lo ho mai lavato.

Dove trovarlo.
Lo vendono, io non lo comprerei mai. Come il kefir o il lievito madre anche il kombucha viene regalato, o al massimo barattato.
In Facebook trovate un gruppo dove si barattano kefir e kombucha.
Altrimenti vi sono vari blog come il mio a cui potete richiederlo. Provate anche a spargere la voce tra i vostri conoscenti, può essere che qualcuno lo abbia da tempo.
 
 
 
 
Ed a questo punto ecco la lunga lista degli effetti positivi del kombucha (ho preso questo elenco dal testo "Kombucha il fungo miracoloso" con integrazione di altri testi)
  • allunga la durata della vita
  • è un salutare rimedio contro varicella e fuoco di sant'antonio
  • riduce la formazione di rughe
  • scoraggia la formazione del cancro, ed in caso di malattia può essere di complemento ad altre terapie (in caso di chemioterapia o radioterapia aiuta il corpo a liberarsi dalle tossine accumulate)
  • previene sintomi sfavorevoli della menopausa
  • ripristina l'acutezza visiva
  • rinforza i muscoli delle gambe
  • guarisce le artriti
  • migliora la pulsione sessuale
  • cura il sudore dei piedi, la costipazione, i dolori alle articolazioni ed alla schiena
  • guarisce gli ascessi
  • pulisce il colon e l'intestino
  • aiuta la digestione
  • guarisce le arterie occluse ed il diabete, migliora la circolazione sanguigna
  • rinforza i reni
  • guarisce cataratte e malattie cardiache
  • ridà appetito e guarisce i disturbi del sonno
  • riduce le probabilità di calcoli e problemi al fegato
  • riduce l'obesità e blocca la diarrea
  • cura le emorroidi
  • aiuta a ridare colore ai capelli grigi; aiuta in condizioni di calvizie
 
 
 
Essendo io una semplice "casalinga impegnata" e non un tecnico vi consiglio di approfondire ulteriormente questo interessante argomento, per non farsi affascinare semplicemente dai soli benefici del kombucha ma anche per comprendere l'importante discorso sulla fermentazione.
Consiglio di leggere a tal proposito la parte della tesi di Giuseppe Limido in cui parla del kombucha
C'è anche il testo di Sven-Jorg Buslau che potete acquistare.
e Qui e qui altre splendide informazioni utili....
 
In inglese in internet si trovano molti siti che parlano del kombucha, io mi sono un po' limitata, però consiglio Questo e vi lascio questa pagina dove trovate il kombucha essiccato per i cani :)

Cercate su Google immagini il kombucha, ne vedrete anche di immensi.
 
Ho trovato pure chi il kombucha l'ha messo in una canzone system of a down sugar, (qui la traduzione del testo) io non amo il genere ma mi ha fatto ridere scoprire questa canzone :)
 
 

venerdì 10 ottobre 2014

Ciao Gigi...

 

 
 
Io ho avuto l'immensa fortuna di avere due papà.
Uno il mio splendido papà Elio che mi ha dato la vita e mi ha dato e mi da una immensa marea di amore.
L'altro il mio papà Gigi che mi ha insegnato a vivere la mia vita e mi ha aiutato ad acquisire la mia libertà. In realtà Gigi è stato pure un po' padre di entrambi i miei genitori e pure di mio marito.
 
Io sono veramente fortunata.
Una sorte propizia mi ha fatto godere delle parole e dei gesti di entrambi i miei papà.
 
In questi giorni Gigi ci ha lasciati.
Non piangiamo, siamo tristi perché sappiamo che lui non c'è più in modo palese nelle nostre vite, ma siamo consapevoli che lui sarà per sempre nel nostro presente, anche quando il presente diverrà futuro. I suoi insegnamenti sono in noi.
 
Gigi sarà sempre con noi, e con chiunque desideri conoscerlo, anche con gli scritti
doni che generosamente ha dato a tutti
con il Blog Gigi Cortesi
con il Blog Polis Ethos Logos
che rimarranno entrambi fissi, spero per anni ed anni, sui suoi ultimi post.
 
Rimarrà con noi con il suo meraviglioso libro La Tenerezza Dell'Eros, che ho sempre pensato fosse bene rendere tutti obbligati a leggere. Perché fa capire, fa respirare, aiuta ad amare.
 
Sarà con noi con tutti i suoi libri, le sue poesie, i suoi divertentissimi e taglienti aforismi, i suoi articoli...e interviste...
 
Ricorderò per tutta la vita l'Amore che aveva per sua moglie, il rispetto e l'impegno che vedevo in questo Amore. Mi hanno insegnato tanto Gigi e Rosi.
 
Lo ricordo quando mi fissava con la testa un po' abbassata per guardarmi bene al di sopra degli occhiali che gli scivolavano leggermente sul naso. Ricordo quando picchiava le sue nocche dure sulla mia testa quando dicevo qualche corbelleria. Ed il suo Sorriso... il suo inconfondibile Sorriso...

Un mangiatore di vita, di libri, di gente, di diversità. Un curioso, un saggio.

Ciao Gigi...

giovedì 9 ottobre 2014

FUNGHI AL FORNO





E' arrivato l'autunno.
 
La scorsa domenica il sole era ancora molto caldo e si girava all'aperto in mezza manica.
Da lunedì invece ci ha avvolti un cielo plumbeo che rilascia da giorni goccioline fitte ma sottili di acqua. Il tempo sarà così per un bel po' di altri giorni dicono le previsioni.
Non è molto freddo, ma l'umidità fa la differenza.
La sera una sorta di nebbiolina invade alcune zone della città.
I calzettoni pesanti erano li che mi attendevano, io freddolosa come sono giro già per casa come se fosse novembre. Calzettoni e maglioncione, del resto non è ancora periodo di accendere il riscaldamento e quindi in casa un po' di fresco lo si sente, soprattutto nei momenti di relax.
Sogno pensando a quando riuscirò ad avere una casa tutta mia con la stufa che permette di intiepidire queste prime serate uggiose.
 
Nel frattempo che la stufa non c'è ho ben pensato di accendere il forno, almeno quello è a disposizione.
Niente di più tipico di funghi e zucche per inaugurare questi primi giorni di ottobre.
Ecco così che sono finite nel forno le patate con la zucca ed i funghetti.
A cottura terminata il forno rimane aperto per agevolare il raffreddamento e per dare un adeguato tempore a noi che mangiamo, ne godono anche gatti che occupano sonnecchiando la sedia che c'è in più in cucina.
 
Non è di mia consuetudine cucinare utilizzando l'aglio benché il gusto sia di mio gradimento. Ammetto che per questi funghetti ci sono andata un po' pesante con il trito di aglio, temo che tutti coloro che sto incontrando quest'oggi abbiano ben capito cosa ho mangiato ieri sera. Spero che mio marito oggi non abbia importanti appuntamenti... altrimenti c'è il rischio che li sbatta tutti a terra! :D :D
 
 
 
FUNGHI AL FORNO
funghi (per me i cardoncelli)
aglio
prezzemolo
alloro
olio evo
sale
pepe

Patate
zucca
olio evo
sale
rosmarino

Patate e Zucca
Lavate e togliete la buccia delle patate. Tagliatele a pezzettoni. Avendo le patate una cottura più lenta rispetto alla zucca io le ho sbollentate in pentola per ammorbidirle.
Lavate e mondate la zucca, tagliate anch'essa in pezzi grossolani.
Versate in una pirofila da forno uno strato di olio, adagiatevi poi le patate e la zucca che spruzzerete con altro olio. Salate e cospargete il rosmarino.
 
Funghi
Pulite i funghi dalla terra. Se necessitano di essere lavati fatelo velocemente sotto un getto di acqua corrente fredda. Tagliateli poi a pezzetti.
Versate in un recipiente l'olio evo. Tagliate finemente l'aglio e versatelo nell'olio, unitevi poi abbondante prezzemolo essiccato e mescolate bene. Mettete in una pirofila da forno un leggero strato di questo olio ed adagiatevi sopra i funghi. Spolverate con sape e pepe e riversate il rimanente olio su tutti i funghi, mettete anche qualche foglia di alloro.
 
Infornate sia le patate con la zucca che i funghi a 180° per circa 20/30 minuti.
A metà cottura rimestate sia i funghi che le patate per meglio insaporirli e cuocerli.

mercoledì 1 ottobre 2014

DOPO L'ARCOBALENO...



Ciao a tutti.
Rieccomi dopo ben due mesi di... di tutto e di più.

Ci ha da poco lasciati quest'estate strana, fredda e molto bagnata.
Con poche delle mie adorate cene all'aperto, sul terrazzino, sul tavolino stretto ma piacevole perché stimola la conversazione stare li fuori, a mangiare faccia a faccia ed a guardare il cielo.
E' stata comunque un'estate piena di cene crudiste, spesso impostate all'ultimo momento, di tanti gelati, e di domeniche al lago (anche se ogni tanto si doveva correre a casa perché arrivava l'acquazzone, ed in moto non è poi così tanto bello, anche se a volte può ugualmente essere romantico). Un'estate di pochi vestitini leggeri, quelli che adoro io, che ora mi aspetteranno nell'armadio per il prossimo anno.



Questa estate l'ho vissuta con tanti momenti di relax e di tranquillità interna.
Ho avuto molti momenti liberi, di dolce far nulla. Che poi qualcosa si fa sempre, ma è stato un fare per rilassarmi.
Quando pioveva leggevo, quando c'era il sole mi mettevo sul terrazzo seduta sulla sdraio e con le gambe sopra il pouf. Dopo il lavoro mi sono spesso abbandonata dormicchiando con il libro in mano o prendendo il sole. Ogni tanto mi mettevo anche sul divano con le gambe incrociate a lavorare la lana (il mite caldo ha permesso di maneggiare la lana senza problemi in tutti i mesi estivi).

Ogni anno alla fine dell'estate il mio desiderio è di fare "Repeat", tornare a fine maggio per rigodermi tutti i mesi per me più belli. Quest'anno stranamente ho voglia di andare avanti, non vorrei tornare indietro.
Non che io desideri fiondarmi nel freddo dei mesi che verranno, nell'acqua e nell'umido che ci viene incontro. Desidero procedere, allo stesso modo di quando si guarda un film e si vuol sapere cosa viene dopo.



Questa strana estate se ne è andata portando con sé anche il nostro adorato Spruzzino. Quanta sofferenza.
Solo chi ha vissuto o vive con un animale e con esso condivide giorno dopo giorno la vita può capire che cosa vuol dire soffrire per loro. Sentire la loro mancanza.
Sono figli a cui ogni giorno pensiamo, dal primo giorno in cui entrano nella nostra vita fino all'ultimo, impossibile non sentirne la mancanza!



L'agosto io e mio marito lo abbiamo vissuto con questa tristezza nel cuore. Il nostro cucciolo ha saputo però abbandonarci nel migliore dei modi, senza sofferenze per lui e nel momento in cui io e mio marito avevamo modo di stare insieme da mattina a sera. Come sempre l'essere uniti ci è servito per sostenerci.

Le giornate di vacanza sono trascorse con momenti di pausa, tanti. Come se ogni tanto si schiacciasse lo stop tra un'azione e l'altra, e si sospendesse tutto in un fermo immagine senza tempo.



Sicuramente i viaggi fanno bene all'anima, aprono la mente, liberano il cuore.
La natura della Slovenia ci ha offerto l'opportunità di svagarci nel suo splendore, è stato terapeutico tutto quel verde.
Abbiamo vissuto giornate senza tempo, senza obblighi, proprio come necessitavamo.
Sia quando eravamo baciati dal sole che quando la pioggia ci inzuppava ci sentivamo immersi in un ambiente che ci aiutava e ci purificava.




Al nostro rientro c'erano già due piccoli cuccioli che ci aspettavano.
Quegli insopportabili primi giorni di casa vuota sono stati veramente pochi.
Tra i tanti cagnoloni di una splendida amica da alcuni giorni vivevano due micetti,  fratellini di circa 3 mesi. Aspettavano noi...

Dopo averli conosciuti siamo resistiti due giorni, poi "per prova" li abbiamo portati a casa.
Le nostre facce esprimevano chiaramente le nostre perplessità... forse un po' troppo presto, forse nei giusti tempi... sta di fatto che non appena entrati in casa i due pelosi sono stati immediatamente parte di questa nuova famiglia che grazie a loro si è ricreata, trasformata.
Perché è così la famiglia che piace a me, aperta verso chi può dare amore.



Sole e Luna
Due splendidi opposti, doni della natura.

Ora eccoci pronti per il futuro e per le sue altre novità...

lunedì 11 agosto 2014

ORECCHIETTE RUCOLA E PATATE...







In questa strana estate, mentre attendo che il sole faccia capolino sulle ns. meritate vacanze, mi diverto in cucina.
Mia suocera non appena mi conobbe mi insegnò a fare le orecchiette. :-)
Ogni tanto mi cimento nella produzione casalinga. Mi piace manipolare l'impasto, e soprattutto trovo appagamento nella lavorazione per la creazione dell'orecchietta, quello schiacciare con il coltellino piatto e poi rivoltare l'impasto e scoprire "come è venuta".
Mi delizia preparare a mio marito qualcosa che richiami le sue origini, la sua Puglia!

A me piacciono così, belle grandi.
C'è più soddisfazione nel farle grandi, ed è una squisitezza unirle al sugo!





Io ho preparato la pasta.
Mio marito è l'addetto al sugo. Decisamente più bravo di me.

Per questo condimento è servito:
rucola
patate
pomodori
passata di pomodoro
cipolla
olio evo
sale
pomodorini essiccati per la decorazione

Per la ricetta delle orecchiette base: qui
Per una ricetta, alternativa, invece potete vedere le Orecchiette ai fichi d'india



Buona Estate...


lunedì 21 luglio 2014

un post al femminile... CONO PER FAR PIPI' IN PIEDI fuori casa...





Io la prima volta che sentii parlare del cono rimasi inorridita al pensiero di far pipì in piedi. La mia amica Manuela me ne parlò qualche anno fa di questi usa e getta. Le chiesi "ma perché mai dovrei usarli?".
All'ultima edizione di FaLaCosaGiusta me la ritrovo li, in silicone. Ne parlo un po' con la ragazza addetta alla vendita e mi rendo conto che magari un "perché" ci potrebbe essere, pure più di uno.
Io ho visto bagni orribili in cui al solo pensiero di toccare la porta di ingresso faceva ribrezzo, figuriamoci doversi avvicinare al wc. Quante altre volte tutta infagottata con cappotto, sciarpona, cappello e borsa dovevo trovare il modo di barcamenarmi rimanendo in equilibrio al fine di non far penzolare niente e sfiorare alcunché in alcuni bagni pubblici. E quante infinità di volte sono stata costretta a tenerla più che potevo perché stavo all'aperto e non c'era un bagno da poter utilizzare.
A tutte noi donne è capitato sicuramente innumerevoli volte di aver difficoltà di mingere tranquillamente quando siamo fuori casa.
Senza parlare di coloro che sciano e che ogni volta che devono recarsi in bagno si devono spogliare completamente, o coloro che hanno una capacità motoria limitata magari perché troppo obese o perché hanno un arto rotto.
Per questo ho deciso di provare il cono per la minzione in piedi.
 
Lo ammetto, ho fatto esercizio a casa. Per una donna non è semplice lasciarsi andare stando in piedi.
Ma una volta presa quella minima autonomia posso dire che in borsa il mio cono NON manca MAI!!!
 
In pochi mesi mi ha decisamente semplificato differenti situazioni fastidiose, grazie a chi ha avuto questa splendida idea!!
Come la COPPETTA MESTRUALE anche questo cono semplifica non poco la vita di noi donne di oggi.
 
Immagino anche le mamme con la difficoltà di far fare pipì alle loro bimbe in quegli orrendi bagni.
Il cono agevola veramente tutte!!
 
Al fine di allungare il getto vi è un tubicino che può essere applicato alla punta del cono, questo è utilissimo proprio quando si hanno delle bambine.
 
E' semplice anche la pulizia. Una volta fatta la pipì, che è un liquido sterile, il cono può essere pulito con dell'acqua, con un semplice fazzoletto, o anche semplicemente piegato e messo nel suo astuccio con il salvagoccia e lavato con acqua e sapone una volta a casa.
Non vi è obbligo di sterilizzazione, basta acqua e sapone.
E non inventatevi la storia dei germi, ricordate che la pipì è sterile e solo se ristagna possono crearsi dei problemi.
 
Al momento vi posso consigliare il cono che ho comprato io della  LadyP
ma vi è anche il Go Girl
Decisamente sconsiglio gli usa e getta, cerchiamo di non inquinare!!



giovedì 17 luglio 2014

SAPONI AUTOPRODOTTI...


Alcuni saponi confezionati


 
Serve del tempo per produrli, ma una volta fatti, dopo l'iniziale riposo dei primi due giorni, quando ben raffreddati li si prendono ancora coperti per poterli tagliare, è divertente ed ansioso scoprire "come suon venuti".








Questa è la confezione che sto utilizzando per la vendita presso il GAS, con l'indicazione degli ingredienti, del costo e peso medio.
 
Utilizzando degli stampi a forma allungata sono in seguito da tagliare, in questo modo ogni pezzo ha forma e peso differenti.
 
Sono quasi tutti realizzati con olio di oliva sia extra vergine che non e burro di karite bio.
Non utilizzo l'olio di palma perché molto inquinante nella produzione, e sono attenta alla scelta del tipo di grasso al fine di utilizzare prodotti con minor impatto inquinante sia nella produzione che nel loro utilizzo.
 
Quelli nelle foto sono al
caffè
lavanda con olio di oliva
lavanda con oleotipo in olio evo
carota e arancia
salvia
agrumi
camomilla
alloro
di marsiglia

martedì 24 giugno 2014

BAGLES






Legati ai bagles ho dei ricordi molti forti.
Li ho scoperti a 24 anni quando andai a vivere a Londra per alcuni mesi.
La prima volta che li mangiai non ero in una bella situazione emozionale e mi servirono per cercare di riempire un vuoto interiore. Ero da poco in quella immensa nuova città in cui mi sentivo sola e disorientata, mi mancavano gli affetti famigliari e ne soffrivo particolarmente. Dopo pochi giorni dal mio arrivo in città vi fu l'attacco alle torri gemelle e Londra ne risentì particolarmente, l'allarmismo e la paura furono forti. Ricordo un w-e in cui mi venne consigliato dalla famiglia in cui vivevo di non usare la metropolitana e di non recarmi nel centro, tutti scombussolamenti negativi che andavano a peggiorare la mia situazione già alquanto instabile.

Vivevo in Courtnell Street a Notting Hill, un posto da favola!, ed andavo a Scuola alla Stanton School of England in Queensway a Bayswater - anche se ad oggi dal mio inglese non sembrerebbe proprio io avessi studiato in Inghilterra per alcuni mesi :( .
Lavoravo come baby-sitter in una famiglia italoamericana e gestivo due bimbe splendide ed un bebé.
 
I bagles mi portano immediatamente li, in quelle splendide vie che nei primi mesi mi sembravano tanto ostili, nel negozietto della Sainsburys vicino a Bayswater dove li compravo.
Ricordo che al mio primo rientro in Italia ne comprai una marea per portali ai miei genitori. E ricordo ancora molto bene come li mangiavo seduta al tavolo di casa mentre raccontavo le mie giornate londinesi ai miei.
 
Adoravo quelli all'amarena e quelli lisci ma ricoperti di semini di sesamo che immancabilmente spargevo ovunque.
 
Come già vi ho anticipato qualche post fa li ho visti preparare una mattina in un programma televisivo e mi è subito venuta voglia di farmeli.
 
Tutta un altra cosa mangiarli fatti da sé, con la serenità di oggi, la pace di casa mia!!!
A mio marito sono piaciuti tantissimo e le dodici forme preparate sono finite in giornata. Ho avuto la prova effettiva del buon risultato :D
 
Non li ho cotti tantissimo, infatti esternamente risultano un po' chiari rispetto agli originali, ma la crosta era comunque bella croccante e l'interno molto morbido e ben lievitato. Questo contrasto tra l'esterno e l'interno avviene grazie al tipo di cottura, prima in acqua bollente e poi in forno. La ricetta l'ho un po' modificata, non vi ho messo zucchero, se non una puntina per attivare il lievito.
 
Provateci, è divertente e da soddisfazione mangiarseli sia tiepidi che raffreddati, liscio o farciti.


BAGLES
500 gr. di farina rimacinata
250 ml di acqua
30 gr di lievito
2 cucchiaini di sale
2 cucchiaia di olio evo
1 uovo
semini vari
La ricetta base richiederebbe anche 50 gr. di zucchero, io non l'ho messo

Io ho attivato il lievito in granuli con un pò di acqua tiepida e un cucchiaino di zucchero.
In una terrina ho messo il sale e poi la farina (in modo da non far subito entrare in contatto il lievito con il sale). Dopo che il lievito si è attivato lo ho versato nella farina, ho aggiunto l'olio e l'acqua.
Ho formato una palla e l'ho messa ricoperta da uno strofinaccio leggermente inumidito ed una coperta in un luogo asciutto ed al riparo da correnti d'aria per la lievitazione.
Dopo di che ho preso delle teglie e le ho ricoperte con carta da forno. Ho preso l'impasto lievitato, l'ho leggermente lavorato e diviso in 12 panetti. Ad ogni panetto ho fatto un buco nel mezzo ed ho cercato di renderlo regolare, poi ho adagiati tutti sulle piastre, le ho nuovamente coperte per un altra lievitazione di 10 minuti. Ho acceso il forno a 200°.
Ho preso un pentolone in cui ho messo dell'acqua che ho portato ad ebollizione, ho immerso i bagles per circa 1 minuto per lato. Una volta tolti dall'acqua li ho adagiati su una gratella e poi nuovamente sulla teglia.
Ho spennellato tutti i panetti con l'uovo sbattuto, alcuni li ho decorati con semi di lino o di sesamo, e li ho informati per circa 20 minuti.
 
Una volta sfornati li ho fatti raffreddare su una gratella.

giovedì 19 giugno 2014

GELATO VEGAN...NON GELATO




 
Lo so, è una stranezza, ma è buono veramente ed è pure sano, e questo è quello che interessa a me!
L'ho visto proposto in alcuni blog e subito mi sono ingolosita. La sera stessa a casa ho provato a realizzarlo. Il primo era buonino ma nulla di eccezionale, ma poi ho continuato a provare, ad esempio quello di stasera vinceva di certo!!
Noi consumiamo kili e kili di gelato. Come due affamati ci mettiamo con la vaschetta intera sul divano ed armati di cucchiaino zappiamo a più non posso. Diciamo che il galateo non ci permetterebbe di consumare il gelato in questo modo direttamente dalla vaschetta, e nemmeno le regole dell'alimentazione sana di mangiarne così tanto dopo cena... ma ammetto che spesso, spessissimo pecchiamo alla grande.
Così ecco un'ottima alternativa pratica, autoprodotta, decisamente più sana.
La base è la banana, ovviamente non si possono mangiare banane e banane ogni giorno, ma alternare il gelato, quello vero, con il gelato, quello falso, può essere un ottima soluzione.
 
Alcuni gelati autoprodotti con la gelatiera li avevo già proposti tempo fa, qui, ma per questo gelato non serve alcuna gelatiera, non c'è il peso della panna ne tantomeno dello zucchero.
Vi serve solamente un frullatore ed il congelatore per la frutta.
 
 
GELATO VEGAN... NON GELATO
Quello che ho preparato stasera, nella fotografia, era realizzato con due banane ed un po' di liquore denso al cioccolato realizzato da mia suocera.
 
Io ho preso due banane (una per persona), le ho tagliate a fette, le ho messe in un contenitore e riposte nel congelatore. Le ho lasciate circa 2 orette, il tempo di cucinare, mangiare, lavare i piatti. Ho notato che più le banane sono gelate meglio esce il gelato non gelato.
Ho preso le banane gelate e le ho messe nel frullatore con due cubetti di ghiaccio (non indispensabili), per aiutare il frullatore ho unito qualche goccetto di acqua (veramente poca). Ho frullato molto bene.
Ecco il gelato base :D Estremamente semplice e gustoso.
Ho messo in un bicchiere due cucchiaia di gelato base ed il resto l'ho frullato con del liquore che ha preparato mia suocera al cioccolato (che è molto denso e con pochissimo liquore).
Una volta amalgamato il tutto ho versato il gelato al cioccolato sopra quello base. Qualche goccia di cioccolato per decorare (ammetto non vegan!) e la delizia è fatta!!
 
 
Potete prepararlo con quello che desiderate.
Ieri ho unito della frutta secca, l'altro ieri alla banana ho aggiunto delle albicocche (anche loro congelate con la banana).
Vi potete sbizzarrire come volete e secondo i gusti che più vi aggradano.
 

martedì 3 giugno 2014

CHAPATI





Mi sono svegliata in questi giorni di ferie con la voglia di far andar le mani. A volte è proprio una necessità quella di mettere le mani in pasta. Ci si sfoga, ci si abbandona, ci si scarica e poi rilassa.
La cucina in molte occasioni risulta proprio essere una forma di terapia.
 
La mia attuale cucina è terribilmente piccola e stretta, ho pochi punti di appoggio e questo tende ad innervosirmi mentre lavoro perché lo spazio è una cosa molto importante soprattutto quando si panifica. Ma quando sono nella giusta vena non c'è nulla che mi blocchi o che mi irriti, tutto fila liscio.
 
Sabato mattina mentre mi preparavo il mio estratto di frutta per la colazione ho acceso la TV, stavano mostrando in un solito programma culinario la preparazione dei bagles. Che ricordi del passato!!!
Una voglia improvvisa di impastare mi è salita ed ho avvertito quello splendido fremito nelle mani, ma in giornata non combaciavano i miei impegni con i tempi di lievitazione della pasta. Così, pur di far qualcosa e di muovere le mani nella farina addensata mi sono inventata la preparazione dei chapati, molto più veloci da preparare.
Ho lasciato poi la preparazione dei bagles a ieri... ma questo tutto in un prossimo post.




CHAPATI
240 gr di farina (per me quella di farro)
180 ml circa di acqua
1/2 cucchiaino di sale

per insaporire:
erba cipollina
prezzemolo


Versate la farina in una terrina ed unite il sale, mescolate. Versatevi piano piano l'acqua ed iniziate ad amalgamare fino a che non si addensa in modo omogeneo l'impasto. Se desiderate potete unire all'impasto dell'erba cipollina o del prezzemolo freschi o essiccati. Formate una palla e mettetela a riposare coperti da uno strofinaccio in un luogo caldo per circa 20 minuti.
Riprendete l'impasto lavoratelo ancora qualche minuto e dividetelo in palline tutte della stessa grandezza. Stendete ogni pallina con il mattarello, aiutandovi con altra farina per non far attaccare l'impasto al mattarello ed alla spianatoia.
Scaldate per bene la padella per le crepes o un'ampia bistecchiera e mettete uno alla volta i dischetti appena stesi. Si formeranno delle bolle, cuocete ogni dischetto da entrambi i lati.

Si possono mangiare caldi o raffreddati. Possono anche essere conditi con olio e sale.





Io li ho conditi con sale, pepe ed un abbondante olio evo.


lunedì 26 maggio 2014

DETERSIVO PER LA LAVATRICE FAI DA TE, COME LAVARE IN MODO PIU' ECOLOGICO...




Sempre più di frequente mi capita di dare consigli in merito al modo pulire la casa. Prima di tutto come lavare i panni, cosa un po' strana dato che io non sopporto lavare i panni, stenderli, ritirarli, stirarli... Diciamo che ne farei volentieri a meno, ma sà da fà!
Ricordo che mia nonna mi raccontava sempre delle ore ed ore che da giovane spendeva al fiume/lavatoio per lavare i panni suoi e delle persone che serviva, a lei piaceva molto; ancor di più le piaceva l'atto della cura dei panni una volta che venivano stesi, li rigirava più volte per farli asciugare quanto prima e poterli stirare e riporre negli armadi velocemente. Anche io a volte seguo i panni rigirandoli in continuazione, ma vi confesso che mi capita pure di dimenticarli asciutti sullo stendino per giorni.
Per di più non amo lavare a mano, benché mia madre più di metà dei panni mi abbia insegnato (o dovrei a questo punto dire non proprio tanto insegnato) che è bene lavarli a mano e tuttalpiù fare solo una centrifuga finale in lavatrice per togliere l'eccesso di acqua.
Con la lavatrice per me esiste: il bianco e tutto il resto del mondo (che significa qualsiasi altro colore che non sia bianco o chiarissimo). Ciò vuol dire che ho rovinato di tutto perché il nero, il rosso, il viola... non sono sempre compatibili tra loro :). Ed a peggiorare la mia situazione vi dico pure che dimentico spessissimo nelle tasche i vari fazzolettini di carta che mi ritrovo distrutti in minuscolissimi pezzettini tra  panni una volta finito il lavaggio.
 
Quindi qui non starò a raccontarvi di come fare per usare la lavatrice al meglio sentendomi una dotta, perché in sincerità non potrei mai farlo, ma vi racconto come faccio io a lavare i panni e quali prodotti utilizzo al fine di rispettare il più possibile la natura (almeno qui sono bravina!!) e consumare meno denaro.
I detersivi che si trovano nei supermercati sono per la maggior parte inquinanti e soprattutto ultra costosi. Gli ammorbidenti, che trovo abbiano spesso profumi indecenti, oltre che costare tanto sono inutili.
Ma riuscire a farla capire alle massaie che possono non spendere i soldi per tutti quegli ammorbidenti è un lavoraccio. A loro piace così! ed il profumo che le marche conosciute lasciano sui panni a loro parere rende i panni più puliti.
Lasciamo perdere per ora il discorso sui disinfettanti che proprio non sopporto... vi dirò cosa faccio io.
 
La temperatura. Il mio metodo di lavaggio prima di tutto si basa sull'attenzione alle temperature. Vada per quella volta ogni tanto che gli indumenti bianchi necessitino di un lavaggio ad altissime temperature... ma proprio quella volta e non come consuetudine. La maggior parte delle persone lava i propri panni pensando che siano ultra luridi e chissà quanto unti. In realtà oggi ci si cambia di abbigliamento così tanto spesso che generalmente si devono ripulire solo dal sudore. Ovviamente chi fa dei lavori per la quale ci si sporca particolarmente deve avere delle accortezze in più nel lavaggio, a partire dalla temperatura, ma per tutti gli altri è bene non eccedere inutilmente.
Temperature eccessivamente alte comportano due cose negative: la facilità di rovinare i panni, maggior consumo di energia.
Io di regola tengo la temperatura che si aggira intorno a 50° per i panni bianchi, ma a volte la abbasso anche ai 45° se so che sono solo da rinfrescare, e 30° per i colorati.

Il detersivo. Da anni ho trovato il mio metodo per lavare e ne sono decisamente soddisfatta. Il sapone di marsiglia. La maggior parte delle persone mi guarda perplessa quando pronuncio la parola marsiglia :), si immagineranno la lavatrice piena di schiuma traboccante.
Nell'ultimo anno il sapone non lo acquisto più ma lo produco io stessa (solo con olio di oliva, ed a volte pure di scarto, acqua e soda caustica). Che sia di autoproduzione o meno il sapone è ottimo oltre che per il lavaggio a mano anche per quello in lavatrice.
Io grattuggio il sapone, lo metto in un contenitore e man mano che mi serve ne prendo quel po' che basta per il lavaggio in corso. Lascio le scagliette di sapone in una bacinella con dell'acqua calda per qualche minuto (dai 2 ai 10) per farlo sciogliere bene. Una volta gelatificato lo riverso direttamente nell'oblò. La quantità ovviamente varia in base a quanti panni ho da lavare ed al fatto che siano bianchi o meno, veramente sporchi o solo da rinfrescare.
Io non utilizzo tanto sapone, ne utilizzo la giusta quantità, si deve porre attenzione, oltre al tipo di sapone che si utilizza anche alla quantità. Qualche anno fa avevo letto un articolo che parlava di monodosi, il nuovo indirizzo commerciale di molte aziende di detersivi, raccontava di quanto le donne abituate ad utilizzare ingenti quantitativi di prodotto per la pulizia siano avverse alle monodosi perché convinte che a causa delle ridotte dimensioni non pulissero realmente a fondo. Un effettivo limite mentale.

Per aumentare la capacità di lavaggio a volte unisco un cucchiaio di bicarbonato al sapone mettendo anch'esso direttamente nell'oblò.


 

Il disinfettante. Io non ho mai utilizzato disinfettante. Nemmeno se avessi la casa piena di bimbi ne utilizzerei uno di quelli pubblicizzati in TV. Come sempre alti costi e poca resa. Per di più ricordatevi che tutte le confezioni dei detersivi acquistati comportano inquinamento una volta smaltite!!!
Al posto del disinfettante commerciale metto nell'oblò un cucchiaio di bicarbonato con qualche goccia di olio essenziale di tea tree o di lavanda (in questo caso tendo a preferire il "lavandino" che è più economico ed ha lo stesso potere della lavanda). Ovviamente entrambi bio. Mai mettere l'olio essenziale puro direttamente sui panni, potrebbe macchiarli, sempre mescolarlo con del bicarbonato o sale.

L'ammorbidente. Non penso di averne mai comprato un solo flacone. Ricordo che quando lavoravo da un grossista di prodotti per la casa una volta mi regalò alcuni flaconi di ammorbidente. A mia volta li ho regalati tutti ad una anziana vicina di casa che non viveva senza i suoi prodotti commerciali (che peccato che alcuni anziani non ricordino come facevano da giovani).
Io utilizzo sempre l'aceto di vino bianco. Il più economico, comprato nei discount. Riempio con esso il reparto per l'ammorbidente della lavatrice. Vi assicuro che i miei panni non puzzano di aceto!!! E' il timore di tutti coloro che non lo hanno mai utilizzato.
Alcuni anni fa cercando di convincere mia suocera a lasciar perdere l'ammorbidente a favore dell'aceto ho dovuto fare una lavatrice con i miei panni per darle la prova che non dicevo menzogne. Ne è rimasta soddisfatta. :)
Al posto dell'aceto potete utilizzare anche un cucchiaio di bicarbonato, magari unito a qualche goccia di olio essenziale di lavanda per profumare i panni.
La mia attuale lavatrice ha due scomparti per gli ammorbidenti, il primo lo riempio con l'aceto, ed ogni tanto verso nel secondo un po' di bicarbonato con 3/4 gocce di olio essenziale di lavanda/lavandino.

Pieno carico. Capita anche a me a volte di non riuscire a riempire la lavatrice e di pensare ad un carico limitato. E' un peccato. Anche se c'è l'opzione apposita per il mezzo carico vi è comunque un elevato utilizzo di energia, pari al carico intero, e la quantità di acqua non sarà comunque così ridotta! Quindi è sempre meglio attendere una settimana per unire altri panni e fare un lavaggio normale.

Pulizia della Lavatrice. L'utilizzo dell'aceto e del bicarbonato mi permette di tenere bella pulita anche la lavatrice stessa, non ho mai avuto problemi di calcare (nella casa dove ho vissuto per circa 10 anni con una media di 2 lavaggi a settimana ho avuto sempre una pulitissima lavatrice nonostante l'acqua fosse terribilmente calcarea).
Ogni 6/7 di mesi faccio comunque un lavaggio generale a vuoto dove verso sempre il mio aceto di vino bianco nel cestello. Direi decisamente economico e soprattutto veramente rispettoso sia dell'ambiente che della stessa lavatrice.


E' importantissimo porre attenzione a come laviamo i nostri panni principalmente per due motivi:

Ridurre l'inquinamento. Dobbiamo impegnarci sempre di più. Se ogni famiglia fa in media due lavatrici a settimana, oltre ai lavaggi dei panni fatti a mano,  potete ben pensare a quanto inquinamento produca. Dobbiamo tenere ben presente che tutto quello che noi versiamo nella ns. lavatrice per pulire i panni deve essere quanto più rispettoso per la natura. Rispettando la natura rispettiamo noi stessi e gli altri.

Pulire i tessuti. Inoltre è bene sapere che spessissimo il detersivo tradizionale non se ne va completamente dai nostri capi, al contrario si ferma tra le fibre del tessuto. Questo è decisamente dannoso per la nostra pelle, soprattutto per quelle più delicate o quelle con predisposizione allergica. L'ammorbidente che dovrebbe aiutare l'acqua a pulire definitivamente il capo dal sapone e renderlo morbido al contrario tende a non liberare il tessuto, cosa che invece fa l'aceto, e nel tempo ne risente la pelle ed il capo stesso.
Gli sbiancanti invece? non li sopporto proprio. Coprono la macchia fingendo a livello ottico che non ci sia più, ma in realtà è sotto...



Le abitudini fanno parte di noi, ma con un po' di consapevolezza e di impegno possiamo sempre migliorare. A volte migliorare vuol semplicemente dire fare di meno, risparmiare, tutte cose a nostro favore. Vuol anche dire documentarsi ed aprirsi a cose nuove.
Io questo impegno lo metto in quello che faccio perché tengo particolarmente all'argomento inquinamento. Spero anche voi!!

un Sorriso...
 
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